Chiudere il cerchio

VentiVenti l'anno in cui chiudere i cerchi

Venti Venti chiudere il cerchio

Chiudere il cerchio vuol dire mettere fine ad una situazione, piacevole o meno, e iniziare un nuovo ciclo; può riguardare aspetti lavorativi o della vita privata ma anche questioni di minor rilevo lasciate in sospeso.

Che questo nuovo anno sarebbe stato caratterizzato da un grosso cambiamento lo sapevo già da tempo. Ogni anno mi sono ripetuta che era ora di cambiare e di voltare pagina ma per una questione o per un’altra ho sempre rimandato.

Sono una persona che ragiona molto, forse troppo, e che agisce solo quando è sicura di quello che fa e di quello che comportano le sue scelte.

Questo 2020 sarà per me l’anno dell’ignoto ma anche quello della rinascita; rigenerarsi e seguire una nuova strada chiudendo ciò che è rimasto aperto da troppo tempo è quello di cui ho bisogno ora.

Voglio dedicare il tempo a me stessa, nella vita privata e in quella lavorativa, dedicando le giuste attenzioni ad ogni lavoro che svolgerò.

Il mio anno è iniziato con la chiusura di un cerchio rimasto aperto per ben vent’anni, si proprio venti!

Chiudere il cerchio: Il Cane

chiudere il cerchio il cane

Avevo 18 anni e come argomento della mia tesina di maturità artistica scelsi Alberto Giacometti.

Con fil di ferro e garze imbevute nel gesso realizzai il cane, l’effetto bronzo lo diedi con il lucido da scarpe. Per dare un contesto storico e letterario alla mia scelta artistica lessi La Nausea di Sartre (o almeno ci provai) e studiai Charles De Gaulle; tutti argomenti fuori dal programma scolastico che richiesero un grande impegno e un immane lavoro di ricerca.

Qualche mese prima dell’esame partii alla volta di Saint Paul de Vence per visitare la Fondazione Maeght, dove sono tutt’ora esposte molte opere di Alberto Giacometti tra cui quella che mi interessava.

Purtroppo causa mostra temporanea alcune di queste non erano visibili, tra di esse ovviamente il cane.

Il viaggio però non fu inutile, finalmente potevo osservare dal vivo la sua arte oltre ad altre opere di immenso valore artistico.

Una volta sostenuto il mio esame di maturità abbandonai la scultura e mi appassionai al design ma il fatto di non avere mai visto dal vivo l’opera che avevo replicato mi infastidiva. Mi sono sempre ripromessa di tornare in Francia per visitare con occhi diversi la Fondazione e vedere finalmente il cane.

Sono passati vent’anni poi, prima dell’estate, mi sono imbattuta in un articolo che parlava proprio della Fondazione Maeght e dell’imminente mostra dedicata all’artista svizzero.

La mostra “Il Tempo di Giacometti, da Chagall a Kandinsky” è stata inaugurata il 16 novembre 2019 al Palazzo della Gran Guardia a Verona. Si tratta di una esposizione monografica arricchita da alcune opere di grandi artisti che hanno lavorato a Parigi nello stesso periodo. Braque, Chagall, Miró, Kandinsky, Derain, Léger fanno da contorno alle opere di Alberto Giacometti; dai primi disegni alle sculture surrealiste fino alle opere che lo hanno reso uno dei più importanti scultori del Novecento.

Finalmente dopo 20 anni il cane davanti ai miei occhi, filiforme, quasi decadente, come se si stesse sciogliendo. Avevo interpretato bene le proporzioni della scultura ma non molto le dimensioni, realizzandolo un po’ più grande dell’originale.

Il 4 gennaio 2020 ho chiuso un cerchio, il primo dell’anno e ne sono felice.

Chiudere il cerchio: 2012 - 2019

Sette anni fa, grazie alla mia voglia di imparare e alla mia passione per il web, ho iniziato a tracciare un nuovo cerchio, ero felice di aver ottenuto un lavoro che mi piacesse realmente e da cui avrei appreso molto.

Sette anni fa abbandonavo un lavoro che non mi piaceva ma che mi aveva permesso di mantenermi; avevo imparato un mestiere e sopratutto il valore dei soldi. Ero pronta ad altro, avevo voglia di buttarmi a capofitto in qualcosa per cui avevo studiato.

Ci ho messo l’anima, speravo che qualcuno mi avrebbe insegnato un mestiere ma invece sono stata io ad imparare da sola. Non importava, l’avevo già fatto prima e c’ero riuscita abbastanza bene.

Avevo lo stimolo per imparare di più, avevo un stipendio e potevo fare quello che mi piaceva. Mi ritenevo fortunata, certo lo stipendio non era poi un granché ma era un’opportunità di crescita.

Non esiste il lavoro perfetto e, da dipendenti, bisogna sempre rendere conto a qualcuno, ascoltare i consigli ed eseguire le richieste.

Con il tempo ho imparato a tirar fuori la voce e a dire la mia, dopo 5 anni di Liceo Artistico e 4 di Accademia di Belle Arti dopotutto qualche capacità artistica e di giudizio l’avevo pur acquisita. 

Con il passare degli anni speravo di ottenere un po’ di fiducia da chi mi pagava lo stipendio, le ho ottenute da quei clienti che volevano rapportarsi direttamente con me ma solo da loro.

A volte mi sono trovata in situazioni spiacevoli per decisioni che non avevo preso io, mi toccava giustificare le azioni di altri quando invece avrei voluto dire la mia; qualche volta ho cercato di farlo intendere al mio interlocutore ma non so se ci sono riuscita.

Ho sempre rispettato il mio lavoro e le persone per cui lavoravo perché mi è stato insegnato così ma non so se è sempre stata la scelta giusta.

Negli ultimi tre anni mi sono sentita dire troppo spesso: “non perderci tempo”, “non fare cose complicate che tanto non le capiscono”, “copia questo”, “guarda se c’è qualcosa di già pronto” etc etc… il risultato è stato l’appiattimento encefalico, il mio, e una serie di problemi di salute che ancora mi porto dietro.

Ad oggi non posso ancora definire concluso questo capitolo, è un cerchio in attesa di essere chiuso e quando lo sarà tirerò un sospiro di sollievo e potrò andare avanti con un pensiero in meno.

Chiudere il cerchio

Chiudere i cerchi fa parte della vita di tutti

Man mano che si vivono le diverse situazioni che la vita ci pone davanti impariamo qualcosa. 

Che siano situazioni positive o negative, chiudere il cerchio vuol dire archiviare un momento della propria vita traendone insegnamento.

Il mio anno lo voglio iniziare così, chiudendo i cerchi, è l’unico modo per buttarmi a capofitto in nuovi progetti. 
Buon anno.